coloratissimo
Trieste: il mare e le piazze
Barcola
( "progetto" di marzo 1999 )
Cossa, tocar Barcola?! NO SE POL!!!
(o forsi sì?)
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I piú, ehm... maturi fra noi si ricordano certo di quando a Barcola ci si arrivava col "6" dopo essersi presi una bella sventolata nel rimorchio aperto del tram. Proprio al capolinea, dopo il porticciolo, la riva faceva una brusca ansa in dentro e da lí la scogliera proseguiva fino a Miramar interrotta solo dal bagnetto del Cedas, pitturato in blu 'perlin' e rigorosamente suddiviso in 'zona uomini' e 'zona donne' a salvaguardia di quella che allora era considerata 'moralità pubblica'.
Chi ripensandoci sente una fitta di nostalgia ricorderà anche le furibonde brontolate di quando hanno interrato il tratto fra il porticciolo e il Cedas: "Ma cossa i se insogna!", "Barcola va ben come che la xe", "Ma po' cossa i vol far, meter radicio?!", e tante, tante altre, tutte improntate alla rugginosa pastoia del "Mein Vater ist Schuster und Schuster bin ich": cambiare è comunque male, quel che andava bene per mio nonno e per mio padre deve andar bene anche per me.

È verissimo che a suon di Tempi Mariani, di Melare, di piscine Bianchi e di altri abominevoli esempi di "nuovo" questa mentalità conservatrice ad ogni costo si è a buon diritto rafforzata e radicata saldamente nei triestini, anche nei piú giovani. Ma forse è giunta l'ora di darghe un taio: il 'vecchio', soprattutto se abbandonato a sé stesso, pian piano va a pezzi e diventa humus (chi non ci crede può andare a far due passi fino al vecchio Magazzino Vini). Quindi possiamo e dobbiamo restaurare quanto di bello abbiamo ereditato dal passato, e allo stesso tempo integrarlo con del 'nuovo' ben studiato per fondersi armoniosamente con quello che già c'è evitando quei mostruosi pugni nell'occhio che un'edilizia tutta dedita al denaro facile e al cemento nudo ci ha regalato in un passato recente.

Che la cosa sia possibile ce lo dimostra quello che è stato fatto in molti Paesi, dove il 'nuovo' prosegue gentilmente la linea segnata dal 'vecchio' senza i bruschi e traumatici stacchi determinati dalle velleità dei nuovi inquilini, disposti anche a pitturare a calce sulla seta pur di marcare come 'loro' il territorio testé acquisito. Ma ce lo dimostra anche il fatto, a noi molto più vicino, che oggi la pineta di Barcola è diventata una parte integrante (e una delle piú belle) di un posto che in molti ci invidiano.

Perché non proseguire su questa via?

Un terrapieno che continui verso Miramar quello prospiciente la pineta, tenuto a bosco e a parco, separato dal traffico da una passeggiata rialzata da cui si possa godere la vista sul mare (e sulle ragazze, si capisce), attraversata da frequenti varchi pedonali. Qua e là ampi spazi dove sguinzagliare in tutta tranquillità i bambini fra i loro giochi, un paio di grandi fontane nelle cui vasche non sia proibito sguazzare, uno o due locali discreti dove i ragazzi dai tredici ai novant'anni possano bere qualcosa insieme, ballare e tenersi per mano, salvo rifugiarsi fra gli scogli o nel vicino bosco quando la situazione lo imponga perentoriamente.

Guardando il nostro litorale è immediato constatare che gran parte di esso ci è stato confiscato quando ancora serviva al porto e alle ferrovie - e non ci è mai stato reso dopo che l'uno e le altre si sono atrofizzati. Ma nessuno ci può proibire di rendere stupenda la piccola parte che è rimasta a disposizione di noi triestini.